Un gran bisogno di parlare

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Un gran bisogno di parlare

Messaggio  Elisa il Sab Mar 03, 2012 12:08 pm

Ciao ragazze,

è un po' che non scrivo qui, forse perché mi sentivo troppo scoraggiata. Alcune cose sono accadute nella mia vita nel frattempo, ma non tali da spezzare il cerchio in cui sono inviluppata da ormai troppi anni. Torno qui perché ho la conferma che da questa mania si può uscire solo con le proprie forze e non con gli specialisti. Sono stata da una psicologa per qualche settimana e certo, nessuno chiede la formula magica per guarire di botto, ma è stato ugualmente deludente osservare l'abisso fra le mie parole, i miei racconti e le sue scarne valutazioni. Più parlo con lei, più mi sento osservata da lei come una ragazza che si crea problemi inutili e che potrebbe essere felice se solo lo volesse. Questo è vero per la stra-grande maggioranza delle persone, ma non risolve la mia, personalissima storia, cioè non mi fa avanzare di un passo nella comprensione di me stessa. Mi sento generalizzata e questo mi fa precipitare sempre di più nell'abisso della mia confusione. Una cosa positiva è emersa da questi incontri e la segnalo: è evidente che quando mi torturo il viso allo specchio mi osservo con l'atteggiamento scrutatore e severo dal quale sento di essere giudicata dagli altri. Quindi io rivolgo a me stessa lo stesso sguardo che sento pesarmi addosso dagli altri (il "sento" va rimarcato, perché è soggettivo il modo con cui crediamo gli altri ci giudicano) e in un certo senso, attraverso questo martirio auto-inflitto, cerco di correggere tutte le imperfezioni che suppongo gli altri vedano in me. Cerco di adeguarmi agli standard che immagino siano quelli che gli altri vorrebbero incarnassi. Sfogo così l'ansia, la paura e la frustrazione che la vita con gli altri mi procurano in questo modo così strano e così specifico, che mi distoglie temporaneamente da me stessa, mi procura piacere fisico (io provo una soddisfazione profonda quando vedo fuoriuscire le impurità dalla mia pelle, se non riesco a catturare con lo sguardo il momento di quella "fuoriuscita" non provo nessunissima soddisfazione e mi arrabbio per non essere stata abbastanza concentrata sullo schiacciamento del poro) e, alla fine, con tutti i segni di cui mi ricopro questa mania mi "gratifica" anche con l'auto-compassione post-lesione.
Su un private journal del forum inglese citato nel blog da G. c'è una donna che ha scritto che, in fondo, questa pratica auto-lesionista non è un male assoluto, ma va riconosciuta per la funzione che ha espletato nella nostra vita come valvola di sfogo, e quindi va saputa abbandonare. Giusto: a suo modo il picking appartiene alla mia storia ed è ormai divenuto il modo con cui io mi confronto con l'ansia da prestazione, con la paura di essere giudicata una fallita e con l'insicurezza di prendere una posizione netta nella vita, nei rapporti umani e finanche nelle piccole casualità quotidiane (del tipo che a volte devo reagire, anche a costo di essere sgarbata, con chi mi prevarica o mi ossessiona, eppure poi mi sento in colpa per non essere stata abbastanza paziente, moderata, saggia, positiva ecc..). Ma proprio qui casca l'asino, insieme alla psicologa e a tutte le frasi fatte degli autori di saggi di self-help, pensiero positivo che divoro senza migliorare di un minimo.

(1) Se un punto decisivo per liberarsi dalla mania consiste nella capacità di FREGARSENE del giudizio altrui, di osare scegliere e andare avanti per conto proprio, come si fa a capire di essere nel giusto? L'insicurezza dei pickers nasce da un eccesso di riflessività, di ponderatezza, per cui, colti dalla necessità di agire, non sanno cosa fare. Dire ad una persona riflessiva e ponderata di lasciarsi guidare dall'istinto è, quantomeno, ingenuo. E' come dire ad un elefante di salire su uno sgabello o di affrettarsi ad andare da qualche parte. L'elefante è lento di natura e le sue proporzioni non gli consentiranno mai di stare sullo sgabello. Un riflessivo e pensieroso, un inadatto, se vogliamo, alla vita pratica, istintiva, di pancia non deve e non può farsi forza contro-natura. Il punto è trovare la strategia adatta al riflessivo affinché possa agire in armonia con se stesso, con la sua qualità specifica di essere lento e pensante. Allora, come si fa a spiegare ad un riflessivo che deve fregarsene del giudizio altrui? Non so se avete mai letto "Veronica decide di morire" di Coelho, ma insomma la storia è la stessa. Veronica tenta il suicidio, anche se non ha niente che nn vada, perché si sente annoiata e infelice dalla vita che conduce, la vita che ha scelto mantenendosi sempre conforme alle regole della famiglia e della società.Dunque, uno dovrebbe fare mente locale sulle scelte che ha fatto e provare a verificare se e come è in suo potere di modificarle e reagirle.E' fuorviante dire "vivi, sii ottimista, perdonati" ecc.., se prima non si dice "pensa attentamente a quello che ti ha ucciso interiormente e vedi cosa è in tuo potere di fare per cambiare rotta".

(2) e qui veniamo al punto 2: come fa il pickers a riflettere o ad analizzare la propria vita se continua a ragionare, a VEDERSI con quelle maledettissime lenti che ha introiettato in anni interi di crescita e formazione? persino lo specialista più in gamba e agguerrito deve confrontarsi, in prima linea, con quel che il paziente gli riporta di se stesso, perché non è un cancro localizzato in un organo quello per cui il paziente soffre, ma un cancro dell'io, del modo di vedere, pensare, agire, un cancro che ti investe tutto fino nei più antichi ricordi che hai di te stesso e certo un farmaco che inverta le dosi di serotonina può fare veramente poco per aiutare a ragionare. Solo un amico veramente tale, un saggio che sia passato attraverso lo stesso meccanismo potrebbero far qualcosa. Se mentre io parlo e mi racconto, qualcuno non è capace di fermarmi e dire: "ma perché interpreti questo così e non cosà? Perché hai notato questo e non altro?", io continuerò a selezionare momenti di me, della mia storia e del mio stato senza sbloccarmi mai, restando sempre confinata al mio modo di vedere il mondo e me stessa. Perché, se ho sviluppato l'urgenza fisica di ferirmi quando qualcuno mi ferisce, mi giudica o mi abbatte, allora questo significa che non ho mai confrontato me stessa con "gli altri", non ho mai riconosciuto la differenza fra me e il mondo e ho sempre lasciato, persino e proprio quando ritenevo il contrario, che il mondo decidesse per me. Non nel senso che mi sia conformata alle aspettative esterne: mi sono sempre fatta un vanto di essere andata contro-corrente in numerose scelte della vita, scelte che ora sconto, evidentemente, perché, anche mentre le realizzavo, badavo a che non ci fossero mai fratture, contrasti troppo profondi fra me e gli altri. Insomma, se mi sono ridotta ad essere qui a scrivere con la faccia tempestata di segni, impaurita di uscire fuori e di mostrarmi, è perché, ad un certo punto della mia vita, non ho saputo più chi fossi veramente e cosa facessi. E se non hai un'idea di te, è impossibile affrontare il mondo senza ferirsi ad ogni soffio di vento.

Allora io credo che un modo alternativo di affrontare il picking sia invertire la visione del problema: invece di mettere me stessa al centro del quadro, cosa che nn mi porta da nessuna parte, dato che la prospettiva di partenza è "malata", distorta, bisogna che mette il mondo, gli altri davanti a me. Invece di analizzarmi ossessivamente, riflettendo sui miei pensieri senza sapere COME valutarli, visto che i moniti esterni sono troppo generali, vaghi, buoni per rilassarsi un minuto, non per cambiare davvero, occorre che io prima metta in questione le cose, le persone, i fatti che vedo. Invece di chiedermi: "X o Y mi avranno trovata noiosa, brutta, arrogante?", devo chiedermi: "perché ho giudicato X o Y noioso, brutto, arrogante?". Io credo che il modo in cui giudichiamo noi stesse dipenda costitutivamente dal modo in cui NOI giudichiamo gli altri e se non cambiamo i parametri di giudizio con cui ci rivolgiamo al mondo, non sapremmo mai venire incontro a noi stesse. Se pensiamo che X ci abbia ferito, è perché abbiamo reputato X estremamente rilevante e importante per noi, ma perché lo abbiamo fatto? Non è sufficiente che X sia nostro padre, il nostro prof. o il nostro amante per dire che "è importante quel che X pensa di me". Bisogna prima sapere PERCHé quel che dice X può cambiare l'opinione che abbiamo di noi. SOlo allora, forse, si capisce che X, di fatto, non cambia assolutamente niente in noi e che siamo NOI ad aver fatto nostre le parole di X e ad aver adeguato noi stesse a quel giudizio. Non c'è nulla che ci piova addosso così com'è, tutto viene filtrato ed interpretato dal nostro io in modi sottilissimi ed estremamente potenti. La pigrizia di pensiero che è in noi fa sì che il significato letterale delle parole o i toni con cui le cose ci sono dette siano APPLICATI direttamente su di noi come rimproveri o giudizi negativi. Non cogliamo altro che il lato più immediato e negativo; non capiamo che, se X sembra insoddisfatto di noi, noi (1) siamo ancora e sempre libere di agire altrimenti, cambiare, essere, poiché X si riferiva solo ad una circostanza e non alla totalità di quel che siamo e (2) se anche X avesse voluto investirci nella nostra totalità, allora era IN ERRORE LUI, perché quel che siamo non può ridursi ad un giudizio ultimo e definitivo in nessun modo.

Forse, allenandosi ad avere uno sguardo aperto, una mente attenta al molteplice, intelligente e acuta, forse non saremmo più in grado di essere così unilaterali verso noi stesse. I nostri rapporti con il mondo sarebbero diversi, perché saremmo abituate a vedere le cose in prospettiva, nel loro contesto, nella loro particolarità o universalità. La soluzione, insomma, è solo in apparenza quella di "fregarsene" ed "essere se stessi". Per capire chi io sia, devo prima capire che "non sono nessuno" e che il mondo è molto più vasto e complesso di quanto sulle prime io creda o immagini. Solo abituandomi a ordinare la prospettiva sul mondo, posso lentamente, regredire come un gambero verso quel centro assoluto che io sono e capire finalmente cosa diavolo ci faccia qui.

Non volevo essere tanto lunga, in principio volevo solo raccontarvi della psicologa, ma poi le dita sono andate per conto loro sulla tastiera e scrivere mi ha fatto riflettere su cose che non avevo prima elaborato mentalmente. Spero che qualcuno abbia qualcosa da dirmi in proposito, qualcuno che non sia uno specialista! Smile

buona vita a tutte!
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Re: Un gran bisogno di parlare

Messaggio  elly il Dom Mar 04, 2012 5:10 pm

ciao Elsa!!
ke brava, hai fatto ragionamenti azzeccatissimi e molto profondi! li condivido in pieno, e li avevo anke io nella mia testa in stato decisamente più confusionale Very Happy
a mio parere, hai detto praticamente tutto, nn saprei cosa aggiungere se nn il fatto ke la nostra radicata sensazione d inadeguatezza è data in gran parte da questa ricerca della perfezione e del successo ke c viene quotidianamente inculcata e noi, ben credendo d essere superiori, ne rimaniamo vittime lo stesso!!
ormai, in questo società il cerchio si restringe sempre d più, e x essere accettati, bellezza successo scolastico e professionale, essere totalmente inserite in queste public relations (termine originario utilizzati dai veri "fighi"), sono sempre più richiesti, spazzando via le nostre PERSONALITA', DIFFERENZE che c rendono UNICI!
fateci caso, un Pr bello, simpatico, trasgressivo con la moto e i soldini (magari del papà) ha sempre fatto più successo d un cesso con 10 in tutte le materie ma con idee vere e significative!
lo so, nn sto dicendo nulla d nuovo, ma noi siamo i sintomi di una società sbagliata e fondata sul bussines (si scrive così?), siamo l'organo ammalato di un corpo mal nutrito!
sveglia, perchè rimanere vittime di un sistema economico che gioca sulla nostra ingenuità, salute solo x guadagnare e fare la bella vita??
NO! NOI SIAMO IMPERFETTI, INSICURI, SBAGLIAMO, A VOLTE CI ISOLIAMO, E NON AZZECCHIAMO SEMPRE L'ABBINAMENTO SCARPE-BORSA.
MA IN COMPENSO ABBIAMO UN CUORE GRANDE E PENSIAMO CON LA NOSTRA TESTA!
ora chiediamoci, cos'è la felicità?
essere noi stessi o come la società vorrebbe trasformarci?
w i bufoli, le gambe grosse e i vestiti presi al mercato Wink

ps: sapete quando saremo davvero guarite? quando in quello ke pensiamo ci crederemo così tanto, da averlo interiorizzato a tal punto ke c dimenticheremo [/u] di avere questo problema.
fino ad allora la nostra mente nn sarà libera.
buona lotta!

elly

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Re: Un gran bisogno di parlare

Messaggio  Grazia il Gio Mar 15, 2012 12:55 pm

Non ce l'ho fatta a scrivere prima, e anche ora la mia risposta sarà incompleta ma ci provo.
Come sempre dite cose intelligenti e centrate nel segno. Vorrei commentare ma non so da dove cominciare. Inizierò da quello che mi paralizza in questi mesi, i miei due sentimenti prevalenti, per poi collegarmi a ciò che ha scritto Elsa: la paura (che si declina in vari tipi di paure tra cui
Elsa ha scritto:l'ansia da prestazione, con la paura di essere giudicata una fallita
) e il senso di colpa. La prima mi attanaglia apparentemente senza motivo, cioè temo che possa accadere di tutto in qualsiasi momento; in particolare in questo periodo mi turba l'angoscia per la morte altrui, o di incidenti, o di malattie: sono sempre all'erta, vigile fino allo sfinimento, tesa a captare ogni rumore, ogni sbalzo di voce, uno squillo del telefono a orari insoliti, con il terrore che capiti qualcosa a qualcuno a cui voglio bene, tipo che cada, urli dal dolore, pianga, abbia un incidente, anche in casa. Anche nel sonno non sono mai tranquilla e questo mi sta prosciugando ogni energia. Ho anche paura di arrivare in ritardo e mancare un esame, sbagliare di continuo, che accadano imprevisti che non mi facciano raggiungere determinate mete, siano anche mete insignificanti.
Sto cercando di lavorare sul mio eccessivo senso di responsabilità, che mi ha sempre portata a dare troppo peso alle cose, a non godermi la vita perché mi faccio condizionare da ogni minimo ostacolo, e ogni mio piccolo errore è sempre imperdonabile ai miei occhi. Mi sono accorta, tristemente, che così ho trascorso una vita a pretendere troppo da me e dalla vita stessa e sono piena di rimpianti, proprio per questo mio essere eccessivamente responsabile, e anche paurosa. E mi collego qui al senso di colpa. Mi sento in colpa per non aver colto delle occasioni, e in questi giorni mi capita costantemente di desiderare con tutta me stessa di poter tornare indietro nel tempo e cambiare le cose, prenderle più alla leggera. Sono stata una vera idiota, e quegli anni non torneranno più. Se non avessi preso le cose così seriamente e mi fossi divertita, ora non sarei così. Mi sento proprio
Elsa ha scritto:come una ragazza che si crea problemi inutili e che potrebbe essere felice se solo lo volesse
, e non riesco a non sentirmi in colpa per essermi rovinata la vita, benché so di avere un disturbo e non dipende esattamente da me. Spero che si possa cambiare, anche alla mia età, io ci sto provando. Insomma hai ragione Elsa quando dici che
Elsa ha scritto:uno dovrebbe fare mente locale sulle scelte che ha fatto e provare a verificare se e come è in suo potere di modificarle e reagire. E' fuorviante dire "vivi, sii ottimista, perdonati" ecc.., se prima non si dice "pensa attentamente a quello che ti ha ucciso interiormente e vedi cosa è in tuo potere di fare per cambiare rotta".
Epperò, come si fa se qualcuno non ti aiuta? Come si fa a smettere di
Elsa ha scritto:VEDERSI con quelle maledettissime lenti che ha introiettato in anni interi di crescita e formazione? [...] io continuerò a selezionare momenti di me, della mia storia e del mio stato senza sbloccarmi mai, restando sempre confinata al mio modo di vedere il mondo e me stessa. [...] E se non hai un'idea di te, è impossibile affrontare il mondo senza ferirsi ad ogni soffio di vento.
È interessante Elsa quando parli di una specie di egocentrismo che caratterizzerebbe noi pickers, come se introiettassimo troppo ciò che ci accade e ci perdessimo nell'analisi di noi stesse, quando invece basterebbe dimenticarci un po' di noi e proiettarsi all'esterno.

Elsa ha scritto:Allora io credo che un modo alternativo di affrontare il picking sia invertire la visione del problema: invece di mettere me stessa al centro del quadro [...] bisogna che mette il mondo, gli altri davanti a me.
Anche caotica ha scritto qualcosa di simile in un post, che anche secondo lei bisogna decentrarsi e smetterla di filosofeggiare sulla vita.

Elly, quando ho letto ciò che hai scritto a proposito di prendere tutti 10 a scuola ho pensato con amarezza che, ora che seguo al doposcuola dei ragazzini di medie, ce n'è una molto brava e sensibile che si vergogna di andare bene a scuola perché adesso è da sfigati e sta cercando di non studiare per non essere emarginata. Tutti seguono e ammirano chi va male e se ne frega. Non so cosa fare con lei, certo studiare troppo non fa bene (io davo molto peso alla scuola e alle regole e avrei potuto divertirmi di più, come scrivevo prima), ma nemmeno essere superficiali e vivere di apparenze. L'equilibrio è la soluzione.

Grazia

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per voi

Messaggio  Ninì il Ven Mar 16, 2012 10:43 am

Ciao Ragazze,
Cara Elsa,cara Elly e cara,carissima G...le vostre parole come sempre sembrano ripercorrere il filo della mia vita e tutto questo è assolutamente straordinario.In quest'ultimo periodo della mia vita così come è successo a G.(da qui il mio stupore) sono assalita da paure ed ansie di ogni genere...paura di perdere le persone care ,paura che i ladri entrino a casa mia,la paura ed il sentore che da un momento all'altro mi accada qualcosa che non voglio.Non riesco a dormire la notte,anzi ultimamente ho chiesto addirittura a mia madre di dormire con me....immaginate come mi senta frustrata.
Mi ha sorpreso molto anche quanto ha scritto Elsa,la citazione del libro"veronica decide di morire" che ho letto proprio qualche settimana fa... Ah quanto ho sognato che qualcuno mi prendesse in giro così come il medico fa con veronica,ho così tanta sete di VIVERE.
Le paure e le riflessioni che mi accompagnano sono identiche alle vostre ma noto sempre di più quanto effettivamente potrebbero tornarci utili i precetti Cristiani,non parlo della religione che ci insegnavano al catechismo ovviamente...ma della vera e propria filosofia Cristiana.Lo dico perchè mi piace studiare le varie religioni,nel farlo mi accorgo dei punti in comune e della forza salvifica per l'anima(spirito/umore) che queste potrebbero avere ove riuscissimo ad interiorizzarle.Più studio il pensiero cristiano piu mi rendo conto che Gesù Cristo era uno psicologo formidabile.
Elsa diceva che dovremmo considerarci un"NULLA"per aprirci al mondo...ecco, una delle cose che Gesù ripeteva era"vi dovete convincere che da voi soli non siete nulla,che non potete nulla e quando arriverete a non potere nulla ecco che voi potrete tutto,perchè io metterò in voi la mia onnipotenza"Cioè dire che nel momento in cui noi sapremo di essere NULLA potremo accogliere in noi l'universo intero!!!e questò è un concetto che si ritrova anche nell'induismo e nelle scritture in sanscrito dei testi Yoga....
Poi Gesù parla di Amore...imparare ad amare significa ancora essere liberi...perchè chi ama non giudica...ama e basta.accetta se stesso e gli altri per ciò che sono e li ama.Non so se capite la forza di queste affermazioni.AMORE è LIBERTà!!Quanto ci servirebbe riuscire ad amarci per guarire dalle nostre paure....se noi imparassimo a guardare gli altri amandoli,non ameremmo forse anche noi stesse?non ci guarderemmo forse con occhi più indulgenti?Anche qui la filosofia Yoga ci insegna a mandare pensieri di"LUCE e AMORE" anche a perfetti sconosciuti..
Gesù predicava poi l'ABBANDONO e cioè riuscire ad affidarsi totalmente a Lui come i bimbi ai loro genitori...i bambini se sanno che c'è la mamma o il papà non temono di cadere o non hanno preoccupazioni(io in questi giorni sopraffatta dalle paure,durante la notte ho cercato la mamma...),Gesù dice di "chiudere gli occhi dell'anima ed affidarsi a Lui" per ogni nostra preoccupazione...Così come alla base del pensiero positivo,Elsa lo saprà visto che ne "divora libri "Smile,c'è l'idea che se la terra ci ha dato tutta l'aria che ci serve per respirare perchè non dovrebbe provvedere a tutte le altre nostre necessità.
Altro insegnamento Cristiano è "non guardare agli altri,alle loro cose.." in altre parole VALORIZZA LA TUA UNICITà!!tutti siamo diversi,ognuno di noi ha pregi e difetti,ma ognuno di noi è unico ed irripetibile....quindi smettiamola di fare confronti,di pensare di raggiungere ideali di perfezione che non esistono cerchiamo piuttosto di coltivare quelle che sono le nostre qualità"i nostri talenti"come dice Gesù...solo così ci sentiremo realizzati nella nostra unicità scopriremo il nostro vero io e forse capiremo qual'è il nostro posto nel modo.

Ragazze mentre scrivo in realtà parlo anche con me stessa e mi rendo conto che di cose ne ho lette tante e per riscriverle così di getto,forse qualcuna l'ho anche fatta mia....chissà
Di sicuro non ho molta fiducia negli psicologi o simili..parlo per esperienza personale.Credo però fortemente negli insegnamenti che si possono trarre dalle religioni(o esperieze secolari di saggezza)....e ce li abbiamo proprio lì a portata di mano.
Vorrei consigliarvi la lettura poi di un paio di libri che mi hanno aiutata a stare un po' meglio o comunque a darmi una speranza:uno è" Mangia prega ama"ci hanno fatto su pure un film che vi assicuro non rende affatto la bellezza del libro.E' la storia di una donna che decide di riprendere in mano la sua vita dopo la depressione e ce la fa con successo a segiuto di un viaggio introspettivo molto bello.L'altro è quello che mi ha fatto scoprire un Gesù diverso da quello che mi avevano insegnato nell'ora di religione ed è"Quando il Maestro parla al cuore"(Gaston Courtois)leggetelo se vi va(o cercatelo su internet) scoprirete un Amico che ha sempre la parola giusta al momento giusto.
L'acne escoriata con cui convivo da 10 anni è molto di più delle cicatrici che ci portiamo addosso..è inadeguatezza è paura è sconforto è egocentrismo è ansia da prestazione è tristezza è voglia di lottare soffocata è rabbia è dolore è una distorta affermazione di noi stesse..... ma è anche vero che tutto questo è essere UOMINI...è l'esperenza che dobbiamo riuscire a fare.Mi spiego meglio...a mio avviso siamo esseri spirituali alla ricerca di un'esperienza umana e se qualcuno può dirci COME si vive,se qualcuno è stato così gentile da indicarci la strada,perchè non seguirlo?Questo è quello che mi sono detta nel momento in cui ho scoperto gli insegnamenti delle "religioni",per quanto io mi definisca Cristiana.
Non abbattiamoci ragazze e ricordiamo il precetto cinese"OGNI MOMENTO é IL MOMENTO BUONO PER INCOMINCIARE A CAMBIARE"
Vi abbraccio tutte e vi mando tanti pensieri di LUCE e di AMORE...che possano lambire il vostro cuore ed insinuarvisi dentro per riscaldarlo.
Ninì

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Re: Un gran bisogno di parlare

Messaggio  caotica il Dom Mar 18, 2012 5:49 pm

ninì,il tuo fantastico intervento merita una risposta non affrettata! a presto!
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Re: Un gran bisogno di parlare

Messaggio  Elisa il Gio Mar 22, 2012 12:36 pm

grazie Ninì, per il tuo appoggio. Io non sono credente, ma le tue parole non sono quelle di una semplice credente, sono ispirate dalla tua personalità, perciò le apprezzo e ti ringrazio. Credo che riflettere sia fondamentale e non sia semplice "filosofeggiare", che impedisce o sia diverso dal vivere. Secondo me, se alcune di noi soffrono di questo disturbo, è proprio perché siamo abituate a coltivare pensieri o schemi devianti e capire noi stesse, secondo qualunque via, che sia l'arte, la religiosità o il semplice pensiero riflesso, è fondamentale. Anche le paure di G. mi sembrano legate ad un atteggiamento di pensiero che ha messo radici in tale profondità che, per iniziare a rinfrancarsi ed uscire da quel vortice, l'essenziale è guardare in faccia quel che fa paura e farsi coraggio, dirsi: "qualunque cosa accada, io lo affronterà e andrà bene così come andrà,perché non mi sarò tirata indietro".Quasi sempre le paure immaginate sono peggiori di quelle che viviamo quando il male che temevamo si avvera: questo perché, quando immaginiamo le paure, ci poniamo come minuscole o indifese o incapaci di fronte a quegli eventi, mentre quando accadono, tutte le nostre energie sono così concentrate a reagire che non si prova paura. Bisogna coltivare il coraggio giorno per giorno, senza perdere di vista il nostro centro interiore: siamo noi che ci muoviamo nel mondo e lo modifichiamo, non è il mondo che ci abita dall'interno condizionandoci.
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