il mio ritratto in una descrizione pisicoanalitica

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Messaggio  Elisa il Dom Mag 27, 2012 10:51 am

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Elisa

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Re: il mio ritratto in una descrizione pisicoanalitica

Messaggio  robertina91 il Dom Mag 27, 2012 8:42 pm

Nella prima parte, dove si parla delle relazioni intime, rivedo una vecchia "me" di 5 anni fa, la mia ricerca verso la perfezione e l'autocritica troppo severa mi aveva portato ad essere esasperante e giustamente il mio ragazzo si stava stufando di me (anche perché eravamo adolescenti e una situazione così pesante non è adatta all'età). Mi ha dato una chance e in mezzo anno sono cambiata, ormai dopo 5 anni posso dire di vivere più che serenamente la mia vita sentimentale, quello che è stato sono solo ombre del passato, quindi ora con questa descrizione proprio non mi ci ritrovo.

Nella seconda invece noto alcuni punti chiave soprattutto in questo punto:
"Le persone ossessivo-compulsive sono anche caratterizzate da una ricerca della perfezione. Sembrano nutrire il segreto convincimento che se saranno in grado di raggiungere uno stato di perfezione trascendente, allora potranno finalmente ricevere dai genitori l'approvazione e la stima che non hanno avuto nell'infanzia. Questi bambini spesso crescono con la convinzione di non essersi sforzati e impegnati a sufficienza, e da adulti sentono cronicamente di "non fare abbastanza". Il genitore che sembra costantemente insoddisfatto è interiorizzato come un Super-io severo che si aspetta sempre di più dal paziente."
Tuttavia, io ho avuto un po' di stima da parte dei miei genitori, perché ero una bambina educata, dedita alla scuola, ma mi è sempre stato rimproverato di essere troppo timida e piagnucolona. Certo posso confermare che ricerco la perfezione e nonostante ora non sia più obbligata a dare conto a i miei genitori dei risultati universitari sento sempre e comunque il bisogno di ricevere la loro approvazione (in particolare parlo di mia madre). Anche se so che è sbagliato, che a questo punto della mia vita dovrei fare tutto per me stessa, per la mia soddisfazione e non per quella di qualcun'altro. Eppure, anche se cerco di pensarla in questo modo "sano" (e a volte ci riesco), so benissimo che sotto sotto lo faccio anche per avere approvazione.

"Molti individui ossessivo-compulsivi diventano lavoro-dipendenti perché sono spinti inconsciamente dalla convinzione che l'amore e l'approvazione possono essere ottenuti solo attraverso sforzi eroici tesi a raggiungere livelli straordinari nella sfera professionale. L'ironia in questa ricerca della perfezione, comunque, è che le persone ossessivo- compulsive raramente sembrano soddisfatte dei loro successi. Sembrano spinti soprattutto dal desiderio di ottenere un sollievo dal loro Super-io che li tormenta piuttosto che da un genuino desiderio di piacere."
In questo pezzo mi ritrovo molto, ho passato gli anni del liceo a studiare e studiare per arrivare a casa e dire: oggi ho preso 8/9/10. Purtroppo solo con la maturità (conseguita con il massimo dei voti + lode) mi sono resa conto che non mi dava alcun piacere ottenere ottimi risultati, ma il piacere era dato dall'approvazione di mia mamma, dal fatto che non mi avrebbe rimproverato nulla.
Mi è sempre stata fatta notare eccessiva di precisione nei miei lavori scolastici, io stessa mi rendo conto di metterci troppo tempo a studiare per un esame perché tendo a voler sapere anche dei dettagli di cui potrei fare a meno...
Non mi ritrovo però in una figura puramente razionale e prima di spontaneità! Sono molto flessibile nelle mie relazione interpersonali, e non sono per nulla maniaca dell'ordine, anche se mi piace vedere le cose in ordine, ma dura davvero poco! XD So essere anche molto confusionaria e poco metodica in molti ambiti della vita (praticamente solo la scuola ne è stata esente, fino ad ora: ammetto di avere un po' aperto le porte al caos anche in questo ambito di recente).

Dove mi ritrovo perfettamente invece è qui, quando dice: "I soggetti ossessivo-compulsivi possono rimuginare all'infinito su decisioni di scarsa importanza, esasperando coloro che li circondano. Spesso si perdono in dettagli perdendo di vista l'obiettivo principale. La loro indecisione può essere dinamicamente correlata a profondi sentimenti di dubbio su se stessi. Possono sentire che il rischio di commettere un errore è così grande da precludere una decisione definitiva in un senso o nell'altro. Alle loro esitazioni può contribuire anche il timore che il risultato finale di un progetto possa non essere perfetto."
E' proprio così, posso rimuginare all'infinito su faccende di poco conto e sono estremamente indecisa quando si tratta di seguire una via netta. Per l'intera estate dopo la maturità ho vissuto nel terrore di fare la scelta sbagliata, di precludermi un futuro come designer se avessi scelto una facoltà più "classica" come voleva mia madre. Quando finalmente mi ero convinta a scegliere ciò che piaceva a me, non ho potuto continuare nella scelta a causa di un test di ingresso, ma non volendo rinunciarvi mi sono iscritta all'Accademia di belle arti. Questo nella mia storia l'avevo tralasciato...sono stata costretta a prendere un'altra decisione: quella di abbandonare l'accademia per mancanza di serietà dei professori e dell'ambiente. Per cui mi sono ritrovata come scelta quasi obbligata una facoltà a numero aperto, scientifica. Tutto il primo anno l'ho passato a pensare a cosa mi stavo perdendo e a rimuginare sul fatto di non aver passato quel test. Solo dopo essermi appassionata a questi studi ce l'ho fatta a scordarmi di queste mie paturnie. Ora non mi pesa più, perché so che se voglio posso coltivare le mie passioni artistiche anche da sola.
Non so, secondo voi c'entra l'atteggiamento che i nostri genitori hanno avuto nei nostri confronti? Io ho vissuto la fase "ribelle" solo di recente, opponendomi al volere di mia madre: voleva che facessi medicina, io ho fatto il test e sbagliavo le risposte di proposito. Mi ritrovo a fare biologia, non che sia tanto diversa da medicina, però è stata una scelta mia e non imposta. Inoltre, quest'estate ho avuto un confronto molto pesante con lei: il mio ragazzo (che frequenta il mio stesso corso) aveva ottenuto una valutazione migliore della mia e lei mi ha rinfacciato questa cosa facendo strani paragoni (cioè che io sono uscita dal liceo col massimo e lui con il minimo, quindi non capiva perchè avessi preso un voto inferiore). Mi sono davvero arrabbiata, mi sono resa conto di averla abituata troppo bene negli anni trascorsi. Il primo anno di università, essendo in crisi con me stessa, non studiavo granché, non mi applicavo per niente e vedevo anche la mia pelle stare meglio perché vivevo nell'ozio. Ho iniziato ad associare lo studio a qualcosa di negativo, perché finalmente stavo bene e non mi martoriavo la pelle come una volta (quando studiavo ossessivamente al liceo). Però stavo esagerando da questo lato ozioso e solo di recente mi sono data una regolata, ma sto ancora cercando la giusta via di mezzo. Ho davvero paura che sotto sotto io studi ancora per accontentare qualcun'altro e non solo me stessa, purtroppo (ed è assurdo), forse non voglio deludere anche il mio ragazzo. Ha meno esami indietro di me e desidera andare di pari passo con me per aiutarci l'un l'altra con i vari esami e anche per laurearci insieme. Però non credo riuscirò a laurearmi in tempo, i tempi universitari sono molto duri, almeno qui da me ed avere ingranato in ritardo non aiuta...già se non passo il prossimo ho il terrore di cadere in depressione, perché oltre a deludere le mie aspettative, deluderò anche le sue (che sono più speranze che aspettative perché ovviamente non pretende nulla da me). In un post che ho letto in giro nel forum una ragazza diceva che dovremmo concentrarci di più sull'esterno e meno su di noi: io invece sono convinta che potrò concentrarmi sull'esterno solo quando avrò imparato a capire cosa voglio per me e SOLO per me, senza dover rendere conto a nessuno, nè al mio Super-Io. Ho paura che concentrandomi sull'esterno così, di punto in bianco, in realtà semplicemente dimentico e fingo che il mio Io sta bene. Ancora oggi, nonostante abbia fatto le mie scelte, non so cosa aspettarmi dal futuro e non so se davvero mi piacerà...l'indecisione mi accompagna sempre, ahimè...

Ecco, questo è ciò che penso. Spero di non avervi annoiata raccontandovi anche particolari della mia vita, ma spero possano essere esemplificativi per farvi capire in che termini mi ritrovo nella descrizione. Poi penso che ognuno rifletterà o meno le proprie esperienze di vita in queste parole.
Tu Elsa ti ritrovi in questo quadro?

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Re: il mio ritratto in una descrizione pisicoanalitica

Messaggio  robertina91 il Dom Mag 27, 2012 8:47 pm

Ops, Elsa scusami, mi sono resa conto di aver impostato male la domanda: è ovvio che ti ci ritrovi, se no non avresti scritto il titolo come "il mio ritratto..."! Sono una sbadatona! Volevo sapere se ti ci ritrovi proprio in tutto e per tutto...

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Re: il mio ritratto in una descrizione pisicoanalitica

Messaggio  Elisa il Lun Mag 28, 2012 1:50 pm

ciao robertina,

non scusarti, avevo capito il senso della tua domanda! Smile
grazie per aver commentato e approfondito il post; la tua analisi è molto accurata e condivido pienamente quando dici che è essenziale, prima del confronto con il mondo esterno, il modo in cui ci relazioniamo con noi stessi. Sono assolutamente convinta che non ci si possa buttare nel mondo e lasciarsi andare, senza pensare troppo, quando si hanno sintomi come quello dell'acne escoriata che segnalano che qualcosa non va dentro di noi, nel nostro modo di percepire le cose e di gestire la nostra personalità. Anche per questo tendo a "filosofeggiare", ma ammetto che a volte eccedo. Bisognerebbe trovare un punto, un nodo problematico e cercare di sbrogliarlo nelle nostre attitudini quotidiane senza accanirsi con il solo pensiero, altrimenti si ricade nel picking. Ad esempio, il rapporto con i genitori o la propria capacità di auto-critica.

Per il resto mi ritrovo in quasi tutte le descrizioni dell'articolo. Neanch'io sono eccessivamente ordinata e mi reputo abbastanza spontanea, però credo che l'ossessione per l'ordine sia menzionata nel post come esempio principale di attitudine compulsiva solo perché in italia si conoscono solo i casi di chi si lava ripetutamente le mani o si chiede se ha chiuso il gas. Purtroppo in italia, paese di bigotti, ma anche di politici puttanieri e di una comunicazione che investe oltre ogni decenza sull'immagine mercificata della donna, la dermatillomania è ancora una sconosciuta: difficilmente si vuole fare i conti con il fatto che le ragazze, anche belle ragazze, sono capaci di deturparsi volontariamente, indice che di sola immagine non si vive e che c'è qualcosa sotto la carne che soffoca, se non viene considerata e se non è libera di esprimersi (ma questa è una mia opinione, sorry). Questo per dire che l'articolo non menziona gli skin-pickers, ma questi ultimi, nell'ossessione di schiacciarsi i pori o di mantenere la pelle "pulita", di fatto si comportano come chi si lava ripetutamente le mani: alla base c'è la stessa ossessione di pulizia, mi pare. Per cui, in questo senso, l'ordine e la pulizia sono anche quelle una mia ossessione. E anche la spontaneità è problematica: sì, mi contraddistingue perché penso di essere socievole e affabile, però, tornata a casa, quando rimugino a quel che ho detto/fatto, mi faccio un sacco di problemi, e allora forse anche l'esser spontanea è una caratteristica dubbia per me.

Principalmente, però, il post mi ha colpito perché metteva bene a fuoco la tendenza all'autocritica determinata dal desiderio di piacere ai genitori o ai superiori. Questo è decisivo. Per molti versi la mia storia ha affinità con la tua, robertina. Anche mio padre premeva perché facessi medicina, ma io ho scelto di fare una materia umanistica e anche se ho avuto riconoscimenti, meriti; anche se sono stata indipendente vincendo borse di studio e vivendo per conto mio senza chiedere nulla ai miei, nonostante tutto vivo l'ansia di non riuscire nella vita, appunto perché so che, se avessi dato retto a mio padre, a quest'ora starei dai miei, sarei riconosciuta da tutti come "socialmente utile", in quanto studente o specializzando in medicina, e non mi dovrei preoccupare troppo del lavoro, visto che i concorsi per i laureati in medicina sono il triplo di quelli banditi per gli umanisti. Solo di recente ho capito che questo tipo di ragionamento è unilaterale: mi fa vedere esclusivamente il lato negativo e non quello positivo; mi fa dimenticare che non avrei mai potuto resistere a casa dai miei, dove non avevo libertà; mi fa dimenticare che i riconoscimenti avuti nella materia che ho scelto li ho avuti perché studiavo con passione e disinteresse, e se avessi scelto qualcosa per cui non ero portata, probabilmente ci avrei messo il doppio a laurearmi e sarei stata ugualmente infelice. Ma soprattutto è un ragionamento che non fa vedere la cosa più importante: la responsabilità; alla fine nella vita tocca scegliere e adattarsi alle situazioni, quali che siano, confidando comunque in se stessi a prescindere dal contesto e dando il meglio di sé per quanto si può. Questo solo conta: con i "se fossi stata/se avessi fatto......sarei/avrei...", si resta in circolo a mordersi la coda come i gatti.
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Re: il mio ritratto in una descrizione pisicoanalitica

Messaggio  Elisa il Lun Mag 28, 2012 2:19 pm

robertina91 ha scritto:
Non so, secondo voi c'entra l'atteggiamento che i nostri genitori hanno avuto nei nostri confronti? Io ho vissuto la fase "ribelle" solo di recente, opponendomi al volere di mia madre: voleva che facessi medicina, io ho fatto il test e sbagliavo le risposte di proposito. Mi ritrovo a fare biologia, non che sia tanto diversa da medicina, però è stata una scelta mia e non imposta. Inoltre, quest'estate ho avuto un confronto molto pesante con lei: il mio ragazzo (che frequenta il mio stesso corso) aveva ottenuto una valutazione migliore della mia e lei mi ha rinfacciato questa cosa facendo strani paragoni (cioè che io sono uscita dal liceo col massimo e lui con il minimo, quindi non capiva perchè avessi preso un voto inferiore). Mi sono davvero arrabbiata, mi sono resa conto di averla abituata troppo bene negli anni trascorsi. Il primo anno di università, essendo in crisi con me stessa, non studiavo granché, non mi applicavo per niente e vedevo anche la mia pelle stare meglio perché vivevo nell'ozio. Ho iniziato ad associare lo studio a qualcosa di negativo, perché finalmente stavo bene e non mi martoriavo la pelle come una volta (quando studiavo ossessivamente al liceo). Però stavo esagerando da questo lato ozioso e solo di recente mi sono data una regolata, ma sto ancora cercando la giusta via di mezzo. Ho davvero paura che sotto sotto io studi ancora per accontentare qualcun'altro e non solo me stessa, purtroppo (ed è assurdo), forse non voglio deludere anche il mio ragazzo. Ha meno esami indietro di me e desidera andare di pari passo con me per aiutarci l'un l'altra con i vari esami e anche per laurearci insieme. Però non credo riuscirò a laurearmi in tempo, i tempi universitari sono molto duri, almeno qui da me ed avere ingranato in ritardo non aiuta...già se non passo il prossimo ho il terrore di cadere in depressione, perché oltre a deludere le mie aspettative, deluderò anche le sue (che sono più speranze che aspettative perché ovviamente non pretende nulla da me).



dimenticavo di dirti, a proposito di quel che racconti, che secondo me non dovresti preoccuparti tanto di quando riuscirai a laurearti. Non ti sembra anche questo un pensiero ossessivo? Sei al secondo anno; al primo anno ti sei confrontata con il passaggio dal liceo all'uni, dopo lo stress della maturità, dei test per l'uni e della successiva scelta, è naturale che fossi stressata e che sei rimasta un po' indietro. Adesso non pensarci più, concentrati sugli esami che devi preparare volta per volta e non avere punti fissi: se ti laurei prima o dopo il tuo ragazzo, che succede? Spesso la scrittura della tesi prende via molto più tempo del previsto, quindi non è neanche detto che il tuo ragazzo "ti superi" di tanto, ma in ogni caso, se anche dovesse persistere un dislivello temporale fra voi, avete sempre la possibilità di fare progetti comuni. Non lasciarti intimorire da questo ora! Smile
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Re: il mio ritratto in una descrizione pisicoanalitica

Messaggio  brigitte il Mer Mag 30, 2012 7:05 pm

Caspita, quanto materiale per un'auto-analisi!!!

Certo è che mi più passa il tempo più mi accorgo dei tratti di personalità affini a tutti quelli che frequentano il forum...leggendo l'articolo mi è venuto in mente che ogni volta che ho letto le storie personali trovavo quasi sempre molti atteggiamenti che rivedevo in me stessa,

Qualche settimana fa, in un momento di sconforto, ho iniziato a scrivere di getto emozioni, pensieri e tutto quello che mi passava per la testa, in piena libertà (idea che mi è stata caldamente suggerita e vedo che aiuta molto, perchè parlare per me è difficile, invece scrivendo sono assolutamente libera): ne è uscita una lettera rivolta a mia madre dai toni durissimi! Faccio faticaa rileggere quelle parole. E pensare che all'inizio pensavo al mio ragazzo e ad altro, ma dopo due righe è uscito il vero problema: lei non mi ha mai vista veramente e io mi sento ancora una bambina che ricerca disperatamente la sua approvazione incondizionata, sento il bisogno di essere amata (da lei prima di tutto) indipendentemente da quello che faccio, dico o sono.

ciao
bri
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